Tre sguardi di Beethoven
sul nostro futuro
Filippo Faes e il Quartetto Pražák
Tre concerti preceduti da una conversazione tra il pubblico e i musicisti, per riconnetterci col pensiero beethoveniano, ritrovando la sua straordinaria attualità, forza, e capacità di parlare al nostro mondo contemporaneo
Un interprete non deve limitarsi ad eseguire delle note:
deve ricreare le ragioni profonde per cui quelle note sono state scritte (e trasmetterle a chi ascolta)
Krystian Zimerman
Ciò che Beethoven ci ha lasciato è più che musica: è una visione del mondo, affidata agli uomini perché, ascoltandola profondamente, facendola propria, “risuonando” con essa, potessero immaginare e costruire un futuro di progresso, superamento del dolore, fraternità, pienezza di vita e gioia.
A duecento anni dalla sua morte, tornare ad ascoltare la sua musica lasciando che il suo spirito ci accompagni è un’occasione preziosa per domandarci quanto di questo lascito sia ancora vivo in noi – e quanto, invece, abbiamo smarrito, giocandoci così la qualità del nostro futuro.
In ciascuna serata, l’ascolto sarà preceduto dal richiamo ad uno dei punti focali del pensiero beethoveniano e del suo appello agli uomini, invitando il pubblico a interrogarsi su quanto essi siano ancora presenti nel nostro vivere contemporaneo.
Primo sguardo: L’Empatia
Ogni nota scritta da Beethoven è una vera e propria “chiamata a raccolta” rivolta al genere umano, per condividere e superare “coralmente” la crudeltà del destino e le sofferenze che comporta.
Nel tempo contemporaneo in cui l’empatia è sospettata di debolezza o sacrificata sull’altare dell’efficienza, tornare ad ascoltare Beethoven significa misurarsi con una concezione dell’umano ben più radicale: quella che non elude il conflitto, ma lo assume come terreno di responsabilità comune.
È l’occasione di una riflessione su quanto, ai progressi della tecnologia, siano corrisposti altrettanti progressi o piuttosto passi indietro, nel nostro pensiero etico, che dovrebbe essere finalizzato a vivere in pace, custodendo il pianeta Terra per le generazioni che verranno.
Secondo sguardo: La Fiducia nell’uomo, e nella sua possibilità di costruire il mondo futuro così come lo vogliamo veramente. La vertigine della possibilità.
Beethoven credeva profondamente nella capacità dell’uomo di trasformare il mondo attraverso la propria volontà. Non come astratta speranza, ma come possibilità concreta, che chiama ciascun individuo a misurarsi con la propria libertà e responsabilità.
Questa fiducia non si è espressa soltanto nella sua musica, ma ha inciso in modo irreversibile sull’idea stessa di artista nella società: non più servitore o intrattenitore, ma creatore libero, capace di offrire alla comunità una visione, un orientamento, una possibilità di futuro.
La rivoluzione beethoveniana non riguarda solo l’estetica, ma l’umano: afferma che l’uomo, se messo nelle condizioni di essere libero, può generare opere che non celebrano il potere, ma parlano all’umanità intera.
Oggi, in un tempo in cui la fiducia nella possibilità di incidere sul futuro appare spesso indebolita — soprattutto tra le giovani generazioni — tornare ad ascoltare Beethoven significa riavvicinarsi a quella vertigine: la consapevolezza che il mondo non è dato una volta per tutte, ma può ancora essere immaginato e trasformato.
Terzo sguardo: La Gioia
Sì, la Gioia intesa in senso schilleriano, che è un invito radicale ad aprirsi alla vita, a riconoscere negli altri fratelli e sorelle, e a trasformare il dolore e la durezza del destino in energia condivisa.
La Gioia schilleriana è libera, potente, esigente: non è divertimento superficiale, ma piena consapevolezza di sé nel cuore del mondo e negli altri. È la forza che permette di unirsi agli altri senza subordinarsi, di gioire senza delegare la propria libertà, di costruire legami autentici, non illusori.
Oggi, invece, alle giovani generazioni viene “venduta” come “sballo” cioè consumo e anestesia dei sensi — una forma di divertimento che distrae dall’essere pienamente uomini. Tornare ad ascoltare Beethoven significa confrontarsi con la sua radicale idea di felicità: una Gioia che edifica, illumina e responsabilizza, che fa percepire che vivere insieme, nel rispetto e nella fratellanza, è possibile ancora oggi.
Tre programmi per pianoforte e Quartetto d’archi:
Programma A
Beethoven, Sonata per pianoforte e violoncello n. 4 in do maggiore, Op. 102, n. 1
Beethoven, Trio per archi e pianoforte n. 6 in mi bemolle maggiore, Op. 70, n. 2
Beethoven, Quartetto per archi n. 13, Op. 130 in si bemolle maggiore
Programma B
Beethoven, Sonata per pianoforte e violino n. 10 in sol maggiore, Op. 96
Beethoven, Trio per archi e pianoforte n. 7 in si bemolle maggiore, Op. 97 “Dell’ Arciduca”
Beethoven, Quartetto per archi n. 15, Op. 132 in la minore
Programma C
Beethoven, Sonata per pianoforte e violoncello n. 5 in re maggiore, Op. 102, n. 2
Beethoven, Grande Fuga in si bemolle maggiore, Op. 133 per Quartetto d’archi
Beethoven, Quartetto per archi n. 16, Op. 135 in fa maggiore